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venerdì 17 dicembre 2010

Scrivo così, scrivo di getto, velocemente, per non perdere nemmeno una parola di quelle che ho in testa. Ti scrivo così. Rientri silenziosamente nella mia vita, e la tua assenza poi comincia a far confusione. Caos immenso. Entropia. Ti scrivo per dirti che ti odio, sì...ti odio. E vorrei riuscire a dirtelo, e a dimostrartelo. Per il male che mi hai fatto, per il male che mi fai, per ciò che mi hai preso, per la parte di me che hai ucciso, per quando mi facevi rinascere e per tutte le volta che mi poi mi facevi morire. Ti odio, per il vuoto che sei riuscita a riempire. Ti odio per avermi lasciato senza alternative, per aver trasformato le mie notti in lunghi incubi, ti odio per gli abbracci che non mi hai dato. Ti odio, per avermi insegnato a riconoscere il battito di un cuore felice, del mio cuore felice, così adesso che so che rumore fa la felicità non saprò più accontentarmi. Ti odio, per tutto questo, e per tanto altro ancora. E mi odio. Mi odio perchè sto di nuovo così, e mi odio quando sto ad aspettare in tuo messaggio che poi non arriva, e mi odio perchè non mi creo alternative. Mi odio perché la tua partenza mi porta malinconia. Ti odio e mi odio.


Ci odio.

lunedì 1 marzo 2010


“Il suo effetto su di te è stato devastante, è arrivata come un ciclone e si è portata via tutto quello che si poteva prendere, senza darti niente in cambio.” Queste sono le parole con cui hanno descritto il nostro (non)rapporto…mi sono sentita sporca, stupida ed illusa, che ogni volta che pensavo di aver trovato un equilibrio erano solo mie convinzioni, niente di fondato, solo stupide convinzioni nella mia testa…non sono abbastanza forte da riuscire a non venire a letto con te, e finché non saprò resisterti devo starti lontana, devo farlo per me. E non c’è torto o ragione, è il naturale processo di eliminazione. Perché l’anima brucia più di quanto in realtà riesca ad illuminare. Io ti ho resa forte, io ti devo rendere niente. E sarà solo quando tu sarai niente per me, che avremo un rapporto alla pari, che partiremo dallo stesso piano, e forse riusciremo anche ad avere un rapporto sano…perché questo rapporto è marcio, è stato marcio fin dall’inizio, ed io non l’ho mai voluto credere. “è così insano dentro i miei occhi: chi ami è un angelo che uccide se lo tocchi. in or out baby, vedo quello che poi non sento.”.

ti dirò arrivederci, almeno per adesso, ti devo dire arrivederci. Che forse sarà un addio, non lo so. Ma devo farlo, per me, devo iniziare a far qualcosa per me, devo (e forse voglio) tornare a sorridere senza di te, senza il tuo sorriso, senza le tue risate, senza i tuoi sguardi, senza i tuoi su e giù, senza aver bisogno delle tue mani su di me per sentirmi viva, senza aver bisogno di sapere che tanto prima o poi ci incontreremo di nuovo. Quando pubblicherò questo post, avrà inizio l’innaturale processo di eliminazione. Come un tossico che vuole smettere di farsi, come un alcolista che vuole smettere di bere. Non posso rinunciare all’alcol adesso, non ci riesco. ma rinunciando a te forse potrò smettere di affogare la tua assenza in serate fatte solo di cuba libre e canne, tanti cuba libre e troppe canne, potrò smettere di aver bisogno dello sballo fingendo così di non sentire la tua mancanza, potrò smettere di vivere nel mio mondo e ricominciare a far parte del mondo dei vivi, potrò risorgere dall’oltretomba, potrò provare di nuovo un sentimento sincero, un sentimento vero.. ora basta cazzo, ora basta. Io decido della mia vita, non tu. Io decido ciò che voglio per me, e non sei più tu. Sopravviverò. a te, e a me. Sopravviverò.  

venerdì 12 febbraio 2010

"Ci deve essere un posto dove non esiste la paura"




"...Un minuto di raccoglimento per ricordare Giacomo e Annalisa.
Annalisa e Giacomo…ci hanno lasciati, per sempre. Sono scappati, sono
voluti volare via. Perché? Che cos’è che non li ha trattenuti? E’ la paura…è la paura. Noi veniamo qui in chiesa per pregare Gesù, per pregare Gusù Cristo che è morto crocifisso attaccato a una croce; flagellato, frustato, dissanguato per noi. Umiliato da noi. Da noi. Perché chi l’ha messo sulla croce erano persone come noi. Identiche a noi. Con le stesse lamentele per un lavoro troppo faticoso. La stessa difficoltà di parlare con i figli. La stessa paura di essere giudicati. La stessa paura che ha fatto premere il grilletto ad Annalisa, la stessa paura che ha fatto buttare Giacomo giù da una finestra. Quella stessa paura che vi fa sentire leoni per la divisa che portate. E’ la stessa paura che vi rende pecore a fare quello che vi dico io, ad inginocchiarvi, a mettervi in piedi, soltanto perché ve lo dico io. La stessa paura che ci fa picchiare i noi figli quando non riusciamo a fargli fare quello che vogliamo. La stessa paura che ci fa accettare un compromesso. Che ci fa arrossire. Che ci fa abbassare la testa. La stessa paura. La stessa paura. Perché viviamo in un mondo di paura, perché questo è il mondo che siamo riusciti a tirare sù, questo è il grazie che rendiamo a Gesù cristo. Lo abbiamo ucciso noi. Lo uccidiamo noi ogni giorno, ogni domenica che veniamo qui a pregare. Un mondo fondato sulla paura, sulla paura, sulla paura e il potere per fermarla. E quanti Gesù ci sono?quanti Gesù ci sono ancora oggi? Quanti…? E li chiamiamo, li chiamiamo clandestini, immigrati, li chiamiamo extracomunitari, li chiamiamo dissidenti…chiunque ha qualcosa da dire, chiunque ha qualcosa da dire viene crocifisso. Perchè? Viviamo in un mondo di paura. E voi state qui ad ascoltare me…perché? Perché? Per una divisa che vi fa più paura della vostra? Per paura della mia divisa. Perché avete paura. e se me la levo questa divisa che cosa resta? Guadate…che cosa rimane.? A cosa servono le armi, le pistole, gli eserciti, i carceri, perché viviamo in un mondo di paura?…Ci deve essere un posto dove non esiste la paura."