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venerdì 12 novembre 2010


Solo un grande, enorme vuoto. che cerco di riempire con i vuoti degli altri. e mi ritrovo la notte a leggere blog, blog scritti con stile e depressi. ho preso parte al dolore di persone che nemmeno conosco, ho sentito il loro vuoto come se fosse mio; ho unito il mio vuoto al suo. mi piacerebbe scambiarci i nostri vuoti. ma l'anonimato dato dalla rete è tanto sicuro quanto impersonale. A N O N I M A T O. 

Trascino i miei piedi per strada, ed evitare le pozzanghere diventa il mio unico pensiero. e a casa curvo la mia schiena sui libri, e non parlo più con nessuno. Quel pallone è diventato l'unico motivo per cui valga la pena uscire a prender freddo; correre dietro ad un pallone è la cosa più simile alla vita: mi smuove dentro qualcosa, e capisco che ancora sono viva. Quando le pozzanghere non sono più da evitare ma diventano semplicemente parte del terreno su cui corri, quando dopo 90 minuti non mi reggo più in piedi, quando le avversarie mi saltano ed io allora le rincorro, quando il cuore trema per il fischio d'inizio, quando tiro forte il pallone per fare un cambio campo, quando una botta presa mi fa sentire dolore, quando poi mi arrabbio e reagisco. La reazione, con quel pallone riesco a trovare una reazione, un riscatto. Poi mi tolgo le scarpette, le lavo, mi lavo, e mi infilo di nuovo le mie adidas sporche e rotte. E torna il grande vuoto. Tornano le pozzanghere da evitare, torna l'anonimato, torna il silenzio, con il suo vuoto che non si colma. Torni anche tu, a volte, torna anche il tuo pensiero che ancora fa male, torna il ricordo. E torna il vuoto.

lunedì 16 novembre 2009


Stamattina quando ho aperto gli occhi ho guardato fuori e c'era il sole. Finalmente oggi è sbucato, e voglio credere che sia qui per me. Ne ho bisogno. Ho bisogno di guardare fuori dalla finestra e sentire il suo calore su di me. E forse è vero che non c'è modo di rinascere senza peccare. Ma tu hai voglia di rinascere o è solo che non sai come finire? Non lo so. Ma se per rinascere dovrò peccare, stavolta lo farò. Non ci sarai più tu nella mia vita, adesso è l'ora che entri qualcun'altro...e non mi interessa chi. Tu non sei in grado di colmare il vuoto che crei in me. E cercherò chi saprà come fare. E si va avanti. Questo sole tiepido di fine autunno mi scalda e mi rasserena. Non ho fiducia nel futuro, non ho fiducia in me...ma finalmente non ho più fiducia nemmeno in te. E non c'è torto o ragione, è il naturale processo di eliminazione. Cerco nuova vita negli occhi speranzosi di chi ho vicino, cerco calore nei pochi abbracci che mi sanno consolare. Cerco quello che tu non mi hai mai saputo dare, ma che testardamente continuavo a cercare in te. Non ci sarai più tu. Mai più. Non voglio stare più così, non per te. Si riparte da qui. La vostra immagine la porterò dentro, con me, a ricordarmi chi sei, a ricordarmi che non cambierai mai. A ricordarmi che merito di più. Sei parte di me, ma devo andarmene da te. Che alla fine mi voglio bene, a modo mio ma mi voglio bene.

domenica 13 settembre 2009

Non è più domenica


Ah! Da quando Senna non corre più...
Ah! Da quando Baggio non gioca più...
Oh no, da quando mi hai lasciato pure tu...
Non è più Domenica!

Così cantava Cremonini. Ed ahimè quanto ha ragione! Non che io e te siamo mai state insieme. Ma quando c'eri, riempivi tutte le mie giornate, e con ansia aspettavo il weekend, e la domenica avevo sempre un sorriso ad ebete sulla faccia, indipendentemente da dove andassi a dormire. La domenica non mi sentivo mai sola. Ed invece, adesso è tutto diverso. E tu non ci sei. E ieri sera ho bevuto 2 litri di birra e 2 mojito, e ti vedevo in tutte le persone che mi passavano accanto. E più bevevo per scappare da te, e più mi si sdoppiavano i volti che avevo davanti; e più mi si sdoppiavano i volti che avevo davanti, più mi passavano in testa come un flash le immagini di me e te. Ed allora continuavo a bere, e a far finta di ridere con le altre. Mentre dentro mi si apriva un vuoto sempre più grande. Oggi ho passato la domenica a letto. Alle 4 quando ho aperto gli occhi avevo solo un gran mal di testa, avevo voglia di vomitare e voglia di bere. Volevo altro alcol. Per colmare il mio vuoto. Per mettere a tacere la mia solitudine. Volevo solo tornare a sorridere come qualche mese fa. Ho preso un bicchiere e c'ho rovesciato del prosecco. Al secondo sorso, la nausea era così forte che mi sono maledetta. E lo stomaco bruciava da morire. Ma sono andata avanti, piano piano, a piccoli sorsi...me lo sono finito quel bicchiere. E poi sono andata al supermercato. E c'era tanta gente, troppa. Ed in realtà non avevo niente da comprare, e in quell'ambiente così grosso rimbombavano le voci della gente, le loro risate, i loro stramazzi; faceva caldo, ed io sudavo. Trasudavo alcol. E tutti mi guardavano. Ho preso una bottiglia di rum, e sono andata verso le casse. E a chi mi guardava incuriosito, o schifato, lanciavo occhiate gelide, obbligandolo a distogliere lo sguardo. E a casa ho continuato a fumare. ma io non sento niente se non la tua assenza, chiassosa assenza.